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venerdì 15 febbraio 2019

Il travaglio del giovane Marco, ovvero: la dignità, chi non ce l'ha, non può darsela

Marco Travaglio
(click per ingrandire)
Un giornalista senza peli sulla lingua, Marco Travaglio, salvo quando si tratta di prostrarsi al cospetto di qualche figura di spicco (ma anche dei gregari) del Movimento, di cui il Fatto Quotidiano è l'house organ fin dalla prima ora.
Come dimenticare l'intervista del 13 Giugno 2012 al fondatore del Movimento 5 Stelle? Roba che al confronto Emilio Fede è Larry King... In quella circostanza l'impavido sedicente erede di Indro Montanelli, ospite in quel di Sant'Ilario, presso la magione del comico, si sperticava in una delle performances più prone che la storia del giornalismo italiano ricordi.
L'intervista si apre con Beppe che strimpella al pianoforte un motivetto jazz mentre il sexy reporter traccia paralleli cinefili per prognosticare il boom dei Cinquestelle alle imminenti elezioni politiche. Lo si può immaginare sognante ed estasiato al cospetto del guru della democrazia diretta e già dalle prime righe s'intuisce che la vis polemica tante volte ostentata verrà messa in un cantuccio per fare spazio alle lodi; pare di vederlo, con gli occhietti umidi e lo strummolo barzotto, ascoltare estasiato un Beppe preoccupato per il repentino, travolgente, successo che i sondaggi attribuiscono ai pentastellati:

martedì 23 ottobre 2018

Travaglio boys sul piede di guerra

Il "metodo Travaglio" paga: 95mila euro a Tiziano Renzi


Questa volta al bilioso zerbino dei pentacosi è andata male: è stato condannato per diffamazione per aver definito "bancarottiere" Tiziano Renzi in un articolo del Fatto Quotidiano pubblicato il 24 dicembre del 2015 dal titolo "I babboccioni".
La sentenza del giudice Lucia Schiaretti parla chiaro:
«In tema di cronaca giudiziaria relativa alla fase delle indagini preliminari grava sul giornalista il dovere, proprio in ragione della fluidità e incertezza ontologica del contenuto delle investigazioni, di raccontare i fatti senza enfasi o indebite anticipazioni di colpevolezza, non essendogli consentite aprioristiche scelte di campo o sbilanciamenti di sorta a favore dell’ipotesi accusatoria, capaci di ingenerare nel fruitore della notizia facili suggestioni, in spregio del principio costituzionale di presunzione d’innocenza dell’imputato e a fortiori dell’indagato sino a sentenza definitiva».